Designer: intervista esclusiva a Benedetta Bruzziches

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    Benedetta Bruzziches

    L’avevamo incontrata durante White e colpita dalle sue borse così particolari non avevamo potuto fare a meno di dedicarle un articolo. A quasi un mese di distanza l’abbiamo incontrata di nuovo a Milano e di fronte a un pancake e a un brownie di California Bakery Benedetta Bruzziches ci ha raccontato un po’ tutto di lei: come ha cominciato, quali sono le sue fonti d’ispirazione e perché ha deciso di puntare tutto sulle borse. Leggete l’intervista che Bags Stylosophy ha realizzato a Benedetta Bruzziches, tra le designer italiane più in gamba che ci siano sulla piazza.

    Da Caprarola, una paesino in provincia di Viterbo, Benedetta Bruzziches, a soli 24 anni, si prepara a conquistare il mondo. La incontro a Milano dopo un viaggio che l’ha vista presentare la sua collezione per l’autunno-inverno 2010/2011 a Mosca e in Giappone. Prima ancora aveva partecipato a White Milano e subito dopo al Tranoi di Parigi.

    Raccontaci un po’ come hai iniziato.

    Dopo essermi diplomata allo Ied di Roma nel 2007, durante il quale ho vinto anche il concorso “Young? Creative? Chevrolet! 2007″ nella sezione moda, ho lavorato per Romeo Gigli. E’ stata un’esperienza molto importante, credo che Gigli sia un vero genio, ma a un tratto ho capito che volevo creare qualcosa di mio. E all’improvviso è arrivata l’occasione: un giorno, in un ascensore di un albergo di Bologna, ho incontrato un imprenditore indiano che mi ha chiesto di disegnare per lui una collezione di borse. Mi sono licenziata a novembre, a dicembre stavo già negli Emirati Arabi a fare ricerca per la su azienda e a gennaio ero in India!

    Che ricordo hai di questa esperienza?

    Meraviglioso! Il suo brand, Calonge, è uno dei pochi che produce per il mercato indiano, che è in continua crescita, ed è rivolto essenzialmente alle donne indiane. Grazie a questo lavoro ho avuto l’occasione di girare il mondo, ho realizzato una linea per il Brasile. Continuo a lavorare per Calonge, che è uno dei brand più importanti al mondo per la tecnica dell’intrecciato, che ho imparato proprio lì, grazie alle splendide donne che lavorano in quest’azienda. E’ stata un’esperienza bellissima, anche dal punto di vista umano: l’India è un paese magico.

    Com’è nata l’idea di creare una tua collezione?

    E’ successo tutto ad agosto, grazie anche al sostegno di Calonge. Ho pensato di fare un camionario tutto mio e di venire a Milano a settembre per trovare uno showroom interessato alle mie borse. C’era chi si faceva negare, chi mi diceva che aveva chiuso, chi mi ha sbattuto la porta in faccia…ma ho trovato chi mi ha voluto conoscere e consigliare, come Studio Zeta, che mi hanno procurato i contatti per le mie prime fiere a Milano e Parigi.

    La borsa Alveare è sicuramente il pezzo forte della tua collezione. Com’è nata l’idea?

    Avevo trovato nell’armadio di una mia amica una vecchia borsa degli anni sessanta che era appartenuta a una sua zia, tutta in plastica e con questo disegno particolare. Ho provato a sviluppare la forma, cercando anche di applicare un concetto di praticità in questo modello. La borsa infatti diventa completamente piatta una volta “smontata”!

    E come nasce invece Cubica, la borsetta a forma di cubo?

    L’ispirazione viene dalle scatole dell’Happy Meal! Come per l’Alveare, tutto parte dal fatto che io, essendo una persona estremamente disordinata, volevo creare una borsa che fosse spiritosa e divertente, ma che aiutasse le donne a risparmiare spazio nella valigia o nell’armadio. Cubica infatti si smonta fino a diventare completamente piatta!

    Vendi le tue borse in cappelliere dallo stile vintage. Anche il packaging ha la sua importanza…

    Ne sono convinta. Penso che noi designer dobbiamo far tornare alle persone la voglia di comprare e di essere felici di aver speso del denaro per un prodotto che ritengono bello e funzionale. Dobbiamo aiutare le donne a ritrovare l’emozione dello shopping!

    Ma come mai hai deciso di puntare sulle borse piuttosto che sulle calzature o l’abbigliamento?

    Ho sempre fatto esmperimenti con le borse. Fin da piccola mi sono sempre rifiutata di usare delle borse tradizionali perché le trovo noiose e credo che la borsa debba dare alla persona quel qualcosa in più che gli abiti non riescono a offrire. In fondo vestirsi è una forma di comuncazione, no? Come borsa usavo tutto quello che mi capitava sotto mano, perfino l’annafiatoio di latta!

    Le tue borse sono così diverse dalle solite Prada, Louis Vuitton o Chanel che si vedono ormai tra le mani di migliaia di donne. Pensi che le donne si siano un po’ stancate di essere tutte uguali e che vogliano invece puntare su accessori particolari, magari anche un po’ stravaganti?

    Assolutamente sì. Sono convinta che oggi più che mai le donne vogliano esprimere la propria personalità. Non se ne può più di vedere tutte con le stesse borse, sembriamo fotocopie! Cerchiamo di riscoprire il sapore di trovare un accessorio che sia adatto alla nostra personalità, al nostro modo di essere. Siamo tutti diversi, in fondo!

    Ti saresti mai immaginata di essere citata da riviste come Elle o da Vogue.it? Ti aspettavi un successo così?

    No! Io sono una ragazza semplice di paese, vengo da una famiglia di contadini. Fin da bambina ho sempre sognato di creare una collezione tutta mia, ma non mi sare mai aspettata un successo così grande durante queste ultime fiere a cui ho partecipato. Mi sono sempre data tanto da fare però, forse è proprio questo il segreto.

    Cosa ti sentiresti di consigliare a una ragazza o a un ragazzo che hanno voglia di creare una propria linea di accessori?

    Sicuramente di non perdersi d’animo e di darsi da fare. Bussare a tutte le porte, senza paura di ricevere una porta in faccia. Quanti no che ho ricevuto nella mia vita! Eppure non mi sono persa d’animo e alla fine ho trovato chi credeva nel mio progetto. Meglio vergognarsi per cinque minuti piuttosto che rimpiangere di non aver fatto abbastanza. Un altro consiglio che mi sentirei di dare, a chi magari sta già promuovendo il proprio prodotto nelle fiere, è quello di coinvolgere il cliente, mostrarsi disponibile sempre. Ormai il mondo è pieno di borse bellissime e particolari, ma soltanto se si è capaci di comunicare qualcosa si può fare centro.

    Programmi per il futuro?

    Sto già pensando alla collezione per la primavera-estate 2011, che sarà bellissima! Userò materiali catarifrangenti e fluo, poi sto prendendo ispirazioni dai cappelli degli anni cinquanta, di cui sono appassionata.

    Dove possiamo trovare le tue borse?

    Sul mio sito web e poi un po’ in giro per il mondo: a New York sulla Fifth Avenue da Takashimaya, a Roma da Pr International o da Nia, a Bologna a La Casa Dello Sport, a Primo Spazio a Praga…