Borse 2009: graffiti mania

Borse 2009: graffiti mania

    Se prima i graffiti erano considerati poco più che dei volgari scarabocchi sui muri, ora la street art è considerata a tutti gli effetti una delle più importanti diramazioni dell’arte contemporanea. Murales e tag ormai sono diventate delle vere e proprie opere d’arte e anche la moda, da catalizzatore di tendenze qual è, non poteva che esimersi dal celebrarla. Ecco alcuni degli omaggi che i più importanti designer hanno fatto a questa nuova forma d’arte.

    Una parte fondamentale della street art è rappresentata dalle cosiddette tag, le scritte che firmano murales e dipinti che vediamo sui muri delle nostre città. Delle vere e proprie firme, che rappresentano il mezzo fondamentale di riconoscimento per i writers.

    Per adeguarsi a questo nuovo stile, anche i designer decidono di donare un tocco di novità alla propria griffe, trasformando il proprio logo in una vera e propria tag. In questo modo, loghi perfettamente riconoscibili grazie alla propria tradizione spesso centenaria, si trasformano in qualcosa di completamente nuovo e diverso.

    Il primo a trasformare la firma della maison che dirigeva in una tag graffiti fu il visionario Marc Jacobs, che nel 2001 incaricò l’artista metropolitano Stephen Sprouse di “sporcare” il tradizionale canvas Monogram, l’intoccabile simbolo di Louis Vuitton, con scritte e disegni graffiti.

    Nacque quindi la prima collezione Louis Vuitton Graffiti, una collezione che è entrata nella storia della moda proprio per la sua carica di innovazione che portava in una casa di moda dalla tradizione raffinata e classica.

    La firma Louis Vuitton si trasforma in una vera e propria tag, che sembra scritta con la bomboletta spray, coprendo quasi interamente il monogramma. Una vera rivoluzione.

    Un successo talmente grande che Marc Jacobs quest’anno ha deciso di riproporre la street art di Stephen Sprouse, scomparso nel 2004, in una collezione tributo, la Stephen Sprouse Tribute Collection.

    Ritorna quindi la tag di Louis Vuitton concepita da Sprouse, in colori fluo come il verde, l’arancio e il fucsia.

    Una collezione che ha praticamente bissato la collezione del 2001.

    Ma non soltanto Louis Vuitton sembra intenzionato a “svecchiare” un po’ il proprio logo, dandogli una forma più metropolitana e contemporanea. E’ un esempio la linea di Beach Bag di Calvin Klein, dove la classica firma della casa di moda viene sostituita da lettere a caratteri cubitali, massicce e d’impatto.

    E come non aspettarci che anche Marc Jacobs, dopo il successo della collezione Stephen Sprouse per LV, non volesse dare un nuovo look anche alla sua firma personale. Come accade per la Graffiti Standard Supply Tote, dove la tela diventa un vero e proprio wall da riempire di scritte e di simboli, come il teschio.

    Stessa strada scelta anche da Coach, che quest’anno ha lanciato la linea Graffiti proprio per rendere omaggio a questa nuova forma d’arte, o anche da Guess, come possiamo vedere nel caso della bellissima borsa shopping per l’estate 2009.

    Un’altra stilista meno conosciuta in Italia ma famosissima oltreoceano, Samantha Thavasa, ha fatto proprio della firma stile graffiti il suo cavallo di battaglia e ben presto è diventata una delle designer più amate dalle celebrities, come per esempio Jennifer Lopez.

    Ma non solo tag e firme: l’arte graffitara è soprattutto disegno. Lo sa soprattutto John Richmond, che per la primavera-estate 2009 ha realizzato un’intera collezione in omaggio a questa arte. Un esempio è la pochette con trama presa a prestito da un murales, di cui vi ha parlato Serena qualche tempo fa.

    Anche uno stilista eclettico come Martin Margiela non può fare a meno di trarre ispirazione dal mondo dei graffiti, regalandoci la Graffiti Print Tote, una borsa in cotone che sembra colorata da una bomboletta spray rosa.

    Foto da:
    celebrities.bagbliss.com

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